GLOSSARIO
ACATHISTOS
Solenne inno liturgico a lode del Salvatore, della Madre di Dio, dei santi o delle feste liturgiche; è composto di 25 strofe, e si canta restando in piedi (secondo il significato del termine greco che gli dà il nome).
ASSIST
Sottili colpi di luce, striature d’oro o di colore molto luminoso, che irradiano dal volto, dalle vesti (persino a volte dagli edifici); esprimono santità e illuminazione, deificazione della carne, una vera e propria teologia della luce. Sta ad indicare la gloria, l’irradiarsi della luce divina.
BIACCA
Bianco di piombo, bianco d’argento o cerussa (tutti con le stesse proprietà chimiche).
CIBORIO
Baldacchino che sormonta l’altare nel santuario della chiesa, sostenuto da colonnette.
CRISOGRAFIA
Fondo oro che caratterizza le icone, anche se in alcune è sostituito da fondi rosso o blu. Gli abiti e i volti ricoperti di striature oro sottolineano la luce della divinità di Cristo. Sui santi dicono la loro trasfigurazione e divinizzazione.
CULLA (kovceg)
Incavo realizzato nella parte centrale dell’icona, contornato dai bordi laterali e destinato alla pittura.
Sulla faccia anteriore della tavola nel pannello centrale si eseguiva solitamente un incavo (kovceg). I bordi adempivano la funzione di cornice sui generis, che doveva separare il “mondo visibile” dal “mondo invisibile”. Nell’iconografia più tardiva i bordi e il pannello centrale spesso venivano distinti semplicemente mediante il colore.
DODICI FESTE
Solennità principali della Chiesa d’Oriente: Natività della Madre di Dio, Presentazione della Madre di Dio al tempio, Annunciazione, Natale di Cristo, Presentazione di Gesù Bambino al tempio, Battesimo, Trasfigurazione, Entrata in Gerusalemme, Ascensione, Trinità (Discesa dello Spirito Santo), Dormizione della Madre di Dio, Esaltazione della Croce. Tra essenon viene contata la Pasqua (Resurrezione-Discesa agli inferi), considerata come la festa più grande in assoluto della Chiesa cristiana.
GRAPHIA
Disegno preliminare dei contorni delle figure da dipingere, lievemente inciso nel levkas.
ICONOSTASI
Parete divisoria che nel tempio cristiano orientale separa il santuario dallo spazio rimanente, e a cui vengono appese le icone secondo un preciso ordine.
LEVKAS
Dal greco “bianco” è la preparazione del fondo dell’icona fatta di colla, gesso, polvere di alabastro.
Si tratta di un intonaco steso sulla superficie della tavola dell’icona, composto di un impasto di polvere di gesso e colla di pesce. Su questa base, accuratamente levigata, si procede al disegno.
MANDYLION
Lino, sudario; è il termine usato, rispettivamente in greco e in slavo ecclesiastico, per definire il lino su cui appare la raffigurazione del “Salvatore Acheropita”.
MAPHORION
Lungo manto femminile che scende fin sotto le ginocchia, e copre il capo e le spalle.
OLIFA
Vernice protettiva della pittura, che viene data all’icona una volta finita. E’ un’antica ricetta conservata per secoli nei monasteri del monte Athos, a base di olio di lino cotto con aggiunta di resine e sali minerali.
ORANTE
Madre di Dio o santi, rappresentati in atteggiamento di preghiera con le braccia levate.
PAVOLOKA
Tela, incollata sulla tavola, su cui viene steso una sorta di intonaco, un impasto di polvere di gesso e colla di pesce (levkas).
PODLINIKI
Manuali usati dagli iconografi per la corretta raffigurazione dei soggetti; il più famoso esempio è il “Manuale della pittura” del monaco e pittore Dionigi di Furna.
PORTE REGALI
Elemento d’obbligo nel tempio cristiano orientale, situato al centro dell’iconostasi.
REPLICA
Copia, eseguita generalmente da un’icona taumaturgica, che ne ripete la tipologia iconografica e le misure.
RIZA
Rivestimento metallico prezioso dell’icona, particolarmente diffusa nel XVIII – XIX secolo, che la ricopre interamente e interessa tutta la superficie pittorica lasciando scoperti solo i volti, le mani, e i piedi.
SANKIR
Colore di base dell’incarnato, che può avere varie sfumature e ricette a seconda di epoche e tradizioni, ma generalmente ha una tonalità piuttosto scura ed è composta di ocre e terre verdi.
TEMPERA
Colori preparati macinando finemente terre e minerali e stemperandoli con un legante (emulsione di tuorlo d’uovo o caseina).
Gli iconografi lavorano con la tecnica della tempera a uovo, cioè usando come legante dei pigmenti il tuorlo d’uovo diluito con kvas (bevanda ottenuta dalla fermentazione del pane). I colori venivano stesi a più mani, secondo un ordine ben preciso, elaborato nei secoli.
VOKHRENIE (“lavoro di ocre”)
Nella pittura dei volti, la prima mano di colore si chiama sankir (incarnato di base). Successivamente si stende a più riprese l’ocra (questa fase si chiama infatti “lavoro di ocre”).