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LA SACRA IMMAGINE, IL QUADRETTO MIRACOLOSO: MADONNA COL BAMBINO E I SANTI CRISTOFORO E ANTONIO ABATE, IL GRANDE
Origini: Icona, prima metà XII sec., Arte Bizantina
Collocazione: nell’antico sacello
La “Madonna col Bambino e i Santi Cristoforo e Antonio Abate, il Grande” (cm. 70 x 72, inizio sec. XV) è un dipinto a tempera su tavola, molto rovinato nella parte inferiore. Esso è venerato nell’antico sacello del 1429-30.
A sinistra della Vergine è raffigurato S. Cristoforo che attraversa il fiume col Bambino Gesù in spalla. A destra della Vergine è raffigurato S. Antonio con in mano un campanello e sul mantello la scritta “T”, emblema del suo bastone da eremita e distintivo dell’ordine ospedaliero degli Antoniani.
In alto, in grafia della seconda metà del ‘300 “S(ANCTUS) ANTONIUS”.
L’anonimo pittore dipinse l’opera probabilmente nei primi anni del ‘400 con colori chiari su fondo rosso, linee fluide ed eleganti e un dolce modellato.
E’ un quadretto singolare perché si possono contemplare due Gesù Bambino: l’uno tra le braccia della Vergine Madre, l’altro sulla spalla destra di San Cristoforo. Ciò che, altresì colpisce, è dato dalla espressione degli occhi dei componenti la piccola tela. Ognuno enuncia un proprio messaggio che, pur nella disparità, mira ad un unico obiettivo: la conversione del cuore e della mente. Gesù benedice con la mano destra mentre la sinistra poggia sul capo di San Cristoforo, il protettore dei pellegrini.
L’altro Gesù Bambino è sicuro e fiducioso tra le braccia della Vergine Madre, la cui espressione è di dolcezza e di misericordia.
Sant’Antonio Abate manifesta pronta vigilanza attraverso lo sguardo, che indaga e guarda fisso verso il fedele, richiamandolo con il campanello nella mano destra. Egli esorta alla vigilanza contro il maligno, alla brevità e umiltà della vita come flebile e fugace.
La croce a tau greca, da non confondere con la croce a tau o ramponata di Gerusalemme, fu fatta propria dagli ospitalieri del Delfinato.
Il quadro, trovato in pessime condizioni, fu restaurato dal prof. Antonio Lazzarini nel 1956 e ricollocato sull’altare del sacello con grande solennità.