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ICONA DELLA MADONNA COSTANTINOPOLITANA – Padova
Origini: Bizantine
Collocazione: All’interno del Monastero della Basilica (originale); nell’abside del transetto sinistro della Basilica (copia con riza).

L’icona della Madonna Costantinopolitana che si trova a Padova presso il Monastero di Santa Giustina – secondo qualche studioso l’immagine mariana più antica che si conosca a Padova – è stata per secoli molto venerata dai padovani che la consideravano protettrice della città.
Il tipo iconografico cui collegare questa immagine sarebbe quello della Madre di Dio Odighitria, nella variante dexiokratousa (= che regge il Bambino con la mano destra).
L’icona è dipinta su una tavola di legno intagliato, con margini dei bordi rialzati e aureole bombate.
Gli elementi più leggibili sono i volti. Scarsamente leggibili sono i drappeggi, mentre le mani di entrambi i personaggi e i piedi del Bambino mancano totalmente.
Si presenta attualmente gravemente compromessa: tranne parte del volto della Madonna e di quello del Bambino, poche tracce superstiti delle aureole e alcuni frammenti del maphorion, il resto della tavola appare quasi completamente rovinato. La tavola è molto rovinata e danneggiata da evidenti, gravi e profonde bruciature (che si notano negli orli e nella parte posteriore), tarlature, buchi e corrosioni. Secondo la tradizione, i segni del fuoco sono dovuti al rogo in cui venne gettata a Costantinopoli nel periodo delle lotte iconoclaste. Viene tramandato infatti che la tavola, il cui autore sarebbe per tradizione lo stesso San Luca evangelista, scagliata tra le fiamme sarebbe volata miracolosamente tra le braccia di una donna che l’avrebbe consegnata al prete Urio, custode della Basilica dei Dodici Apostoli di Costantinopoli. Questi, tra l’VIII e il IX secolo avrebbe portato a Padova, a Santa Giustina, il corpo di San Luca, le reliquie di san Mattia e l’icona, per sottrarli alla ferocia iconoclasta.
Nel Cinquecento l’icona, ormai quasi illeggibile, fu “rinnovata” ricorrendo alla copertura con una tela sottilissima dipinta ad olio con i soli due volti della Madre e del Bambino (perché tutto il resto è stato rivestito da una riza di argento dorato e sbalzato con le due figure della Vergine e del Bambino).
Nel 1959 si decide di separare l’icona vera e propria dalla sovrastante pittura cinquecentesca e dalla riza di rame sbalzato e dorato che la proteggeva anteriormente. Quest’ultima, con la copertura metallica, ha trovato la sua collocazione definitiva in Basilica : si trova nell’abside del transetto sinistro della Basilica (sorretta da due angeli, sopra l’urna che racchiude il corpo dell’Evangelista san Luca).
La tavola di legno sottostante fu affidata al restauro del prof. Antonio Lazzarin (1960), che riportò alla luce i volti della Madonna e del Bambino: sotto una patina di resina bruciacchiata si rinvennero alcuni lacerti di pittura originale. Al termine del restauro venne custodita per breve tempo in sagrestia, poi sull’altare del Coro Vecchio; infine ci si decise per l’attuale collocazione interna al Monastero.
Il 23 maggio – giorno anniversario della sua incoronazione – si svolge dopo cena una solenne e suggestiva processione con i monaci per i chiostri dell’ Abbazia, che si conclude all’altare di s. Luca con una Liturgia della Parola ed il canto del Magnificat.
